10 marzo 2016 ore 2100 TNT Teatro Nuovo Treviglio, piazza Garibaldi, Treviglio | FAME di Abbiati/Capuano

10 marzo 2016 ore 2100 TNT Teatro Nuovo Treviglio, piazza Garibaldi, Treviglio | FAME di Abbiati/Capuano

Residenza Artistica ILINXARIUM presenta a TAGADA’ 016 il nuovo spettacolo della coppia Abbiati/Capuano
 
10 marzo 2016 ore 21.00
T.N.T. Teatro Nuovo Treviglio, piazza Garibaldi – Treviglio

Fame | Abbiati/Capuano

di e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano
assistenza alla regia Lucia Baldini
Produzione Teatro de gli Incamminati e Armunia
Costumi Patrizia Cangiati
Scenografia realizzate nei laboratori di Armunia
La commedia dell’arte è nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia.
Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma su dei canovacci, detti anche scenari. Il nome “arte” nel Medioevo significava “mestiere”, “professione”: quello del teatrante, infatti, era un vero e proprio mestiere. Bisogna, però, specificare che era considerato come tale, non per le compagnie amatoriali, ma solo per quelle compagnie associate che venivano riconosciute dai ducati e avevano un vero e proprio statuto di leggi e regole. (fonte Wikipedia)
“non dar retta alle rane che gracchiano, ai lampadari che si spengono, alle bocche che abboccano, all’acqua che annacqua, al bisonte maldestro, al Peloponneso, al mare in tempesta, all’ansia che desta, all’ira funesta…” scusa metto giù sono in mezzo al traffico.
(fonte Leonardo Capuano)
“forse ci stiamo sbagliando?” (fonte Roberto Abbiati)
HANNO DETTO DELLO SPETTACOLO:
 
Ma lo si ritrova, lo stesso desiderio, con un segno diverso, disperatamente comico, nel ritorno alla coabitazione sulla scena della coppia di Pasticceri. Sulla loro diversità – attoriale e iconica – Roberto Abbiati e Leonardo Capuano giocano la farsa di Fame, funamboli sospesi (e pronti a cadere) sul filo, teso rasoterra, di un’assurdità che, con tutta se stessa, respinge al mittente ogni interpretazione e ogni intellettualismo. Con il suo occhio glauco e attonito, Abbiati è un paesaggio lunare, Capuano un rasoio che corre aperto per il mondo, sfregiando tutto quello che incontra, ed è su questa divergenza di energie fantastiche che il loro spettacolo si scatena e si impunta, morendo e rinascendo senza posa dagli oggetti che cospargono una scena dove il fondo di un secchio comunica con un’al di là che è solo l’al di sotto (e con Stanislavskij). Grandi, anarchici e fallimentari per partito preso.
Attilio Scalpellini
 
Come due mimi su un palco, contrassegnato da scatole e oggetti vari, Abbiati e Capuano hanno una fisicità già contrastante: l’uno esile con baffi e capelli, l’altro sportivo – per quanto lo celi – e glabro. Messi l’uno a fianco all’altro sono già uno scarto, e questa è una delle prime regole della comicità che non vedono l’ora di innescare.
Manuela Margagliotta
 
Bravi Abbiati-Capuano: con la loro cifra stralunata, da Buster Keaton d’oggi, i due clown sapienti hanno presentato una partitura – ancora in divenire – attorno alla figura di Arlecchino nel canovaccio sul Servitore di due padroni, dal titolo Fame. Lavoro gradevolissimo, lo spettacolo si dipana tra gag surreali e sbandamenti sottili: piccole derive quotidiane di personaggi beckettiani, sospesi in un non-senso capace di evocare – destrutturandolo – l’originale goldoniano.
Andrea Porcheddu
 
Uno spettacolo scoppiettante, comico, liberamente ispirato alla commedia dell’arte e alla figura di Arlecchino, si presenta come un gioco spassoso. Fame è una raccolta comica ed è un giocare con le parole, un audace coinvolgimento del pubblico e si presenta così fin dalle prime battute.
il Tirreno