DIARIO MATTO di Loredana Troschel / 3° Reggio Emilia e 4° L’Aquila

DIARIO MATTO di Loredana Troschel / 3° Reggio Emilia e 4° L’Aquila

REGGIO EMILIA

21 settembre

Oggi si fa tutto in giornata. Il programma iniziale aveva un respiro maggiore, ma poi si è capito che sabato c’era il concerto di Ligabue proprio di fianco all’ex ospedale psichiatrico e che sarebbe stato impossibile arrivare per noi e per il pubblico e così abbiamo concentrato tutto nella domenica: presentazione libro di Gigi Gherzi, passeggiata teatrale e spettacolo nostro. Non so se c’è qualcuno che fa tutto, ma in caso penserei a un’onorificenza, assegnata dall’Associazione per la Valorizzazione dello Spettatore (perché non c’è?). Paola e Dario con il camper sono dovuti entrare prima del concerto e rimanere barricati nel cortile dell’ex OP senza poter uscire…però hanno sentito tutto il concerto gratis, forse per arrotondare il crowfunding avrebbero anche potuto vendere biglietti scontati per sentire il concerto nel camper, il Liga non si vedeva, ma sentirlo lo si sentiva

Comunque paese che vai, corridoio che trovi. Quello di Reggio Emilia San Lazzaro è super. Anzi, come dice Salvatore, è filologico. Effetto di sapiente recupero di struttura manicomiale dismessa. Perché qui a Reggio hanno trasformato l’exopì in museo della psichiatria.  Salvatore mi spiega che hanno usato una tecnica che non so ripetere per recuperare i muri mantenendo i graffiti dei pazienti. Il corridoio dunque è filologico anche lui. Ci sono tante porte di altrettante stanzette diciamo tre per tre, alcune con lo spioncino, altre con uno sportellino metallico genere Hannibal the Cannibal, all’interno prive di maniglia, che se non ti viene la claustrofobia lì sei a posto per sempre.

Noi arriviamo tra l’una e le due… esatto: “già mangiati”. Ci sono ancora i resti dell’esercito che ha assistito all’oceanico concerto di Ligabue di ieri sera.

Paola “Mettete tutta la vostra roba qui.” Ok.  “Visitate il museo”. OK.

Io sono afflitta da un raffreddore da un pacchetto ogni mezz’ora (di fazzoletti). Secerno muco, gocciolando come un lavandino in attesa di idraulico e ho la testa ovattata, anche se quella tanto sgombra non è mai.  Visito il museo dell’orrore manicomiale con tutta la strumentazione per la cura e la contenzione. Questa mattina, ci ha raccontato Paola, c’erano anche i pazienti dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario, in pratica il manicomio criminale. Ora le strutture giudiziarie non ci sono più ed è passato tutto alle ASL.

Se lo spettacolo non viene bene qui vuol dire che non può venire bene mai, è come se fosse stato fatto apposta per questo spazio. Che tuttavia non è facilissimo. Sembra incredibile ma il buio è molto più pesto che a Genova. E nella stanzetta buia all’inizio dello spettacolo siamo in tre e subito dopo in 6 e dobbiamo condividere lo spazio con gli oggetti in esposizione e una grossa cassa audio… inciampare e andare a sbattere facendo sbadaboing è un attimo. C’è da dire che la cassa ha il pregio di proiettare una debolissima lucina contro la parete, che ci conforta nel buio pesto. La lucina deve essere scappata alla furia fotoclastica (distruttrice di luce?) della regista a cui nessun fotone visibile può resistere. Ma io ho nascosto in tasca una delle pile che servono nello spettacolo … non la uso, ma mi conforta.

Comunque quando siamo dentro in 6 al buio, tutti concentrati nel primo mezzo metro della stanza, perché dopo ci sono i materiali del museo, non si sa bene come muoversi. Laura appoggia in pieno la mano nella marmellata della torta che dovrà portare in scena. Ci si pesta un po’ i piedi, ma niente di grave. L’enorme cassa funziona male e un suono parte in ritardo, lasciando Laura, l’unica in scena, alla ricerca di una soluzione, poi finalmente l’audio parte a tutto volume. Anche nella seconda parte si verifica un altro ritardo. Ma non sembra che il pubblico ne soffra. Applausi alla grande. Che bello.

Purtroppo molti devono tornare a casa dopo lo spettacolo, qualcuno ha impegni domani mattina presto, e bisogna smontare. Io e Fabio arriviamo a casa alle 3.

L’AQUILA

26 settembre 2015

Ci aspettano a L’Aquila, nientemeno. Google maps ci mette 6 ore, ma non credo che questo timing si possa applicare anche a noi periferici. 6 ore sarebbe OK , ma non facciamoci illusioni. Si parte anche questa volta alle dodici, ma non con la Doblò a CH4 (imparata la formula?) bensì con la golf diesel forse truccata. Dicono che li richiamano, i modelli Volkswagen trucco-taroccati, ma per fare che cosa? Perché non è che se ti mettono un controllo del particolato più “giusto” dopo l’auto inquina di meno… mah forse non ho capito io. Ah ecco forse è così: con il controllo delle emissioni “giusto” la macchina perde potenza, per adeguare le emissioni; furba la centralina antiinquinamento! In ogni caso si parte, con o senza inquinamento. Contemporaneamente a noi parte un’ altra macchina da zona Agrate, dovremmo coordinarci per incontrarci per via, in modo da riequilibrare gli equipaggi, visto che loro sono in due e noi in cinque con bagagli, sacchi a pelo, costumi e merende. Invece il coordinamento risulta difficoltoso e ci presentiamo in tarda serata al teatro con lo stesso equipaggio con cui siamo partiti, solo molto più stanchi. Le 6 ore sono impraticabili, vorrai fare una sosta tecnica o due, forse anche tre, hai già sforato le sette ore. Però che bella la strada, il mare, e dopo si piega dentro per Teramo quasi ad  angolo retto e dopo si passa sotto nella galleria (ma è qui che c’è l’esperimento sotto il Gran Sasso dove arrivano i neutrini?) e dopo si sbuca fuori in un paesaggio… ma un paesaggio e con un cielo… ma un cielo. Il cielo è coperto, lo è stato a vari livelli tutto il giorno, coperto mutevole, variabile insomma. Qui poi fa freschino, freschino pungente. “Il tempo è bello ma un po’ rigido” ci dirà domani mattina l’albergatore “però vedo che siete attrezzati” Eh sì, perché io e Fabio siamo previdenti: giacchina piumino leggero, ombrellino, sciarpetta. Precisi.

Ieri Paola ha sofferto un bel freddo, ha dato i biglietti sotto l’acqua avvolta in una coperta e per di più al buio.

Lo spazio è praticamente a posto, ma dev’essere stata dura: siamo in uno spazio teatrale prefabbricato, che la scenografia, le luci, i suoni, la regia e insomma tutto cercano di forzare a diventare rettilineo e corridoiforme (sarebbe ”a forma di corridoio”). Fuori è parcheggiato il camper e di fianco c’è una festa del gruppo scout che ospita alcuni di noi a dormire nei suoi locali e tutti noi a mangiare nella sua cucina. Stanno sfornando pizze a tutto spiano da un forno a legna. “Volete gradire”. Sì grazie. Gli attori hanno sempre fame. Quando faccio l’attrice ho sempre fame anche io. Non che di solito io sia inappetente, ma quando ho spettacolo trangugio qualsiasi cosa, meglio se molto calorica, quasi senza masticare.

E infatti ci ingozziamo (“parla per te”) di pizza e pasta, ci mancano solo le patate, la prossima volta provvediamo. A domani buona notte. Brr freschino… già detto?

27 settembre 2015

Ma che bello! Bello, ma rigido. Rapidissimo passaggio dalla fontana delle 99 cannelle e dal centro. E poi teatro a oltranza. Prima prove…. Si comincia alle nove? Così, per fare la rima. No un po’ più tardi, facciamo 9 e mezza dieci.  Ci sono ancora attrezzature da sistemare, le prove cominciano in tarda mattinata. La scenografia simula un corridoio, ma dietro non ci sono stanze divise e le voci della prima parte dello spettacolo, che dovrebbero provenire da stanze diverse, si mescolano, come in un normale dietro: addio immaginario claustrofobico, sia per attori, sia per pubblico. Vorrai mica che l’attore/ice stia bello/a comodo/a (non so se riesco a tenere il maschile e femminile fino alla fine) sulla sua seggiolina, magari anche con una qualche confortevole lucina, in placida attesa del suo testo? La soluzione è nel parlare molto, ma molto vicini alla porta della ipotetica stanza, così il suono emerge da una posizione precisa e le voci si mescolano meno.  Dietro ci si spintona nel buio, per alternarsi a parlare vicino alla porta. C’è anche il problema della tela finto muro della scenografia, che fa le onde, quando Dario scuote la porta. Mai visto un muro che fa le onde? Oddio, forse nel terremoto è successo… Però non si può evitare, speriamo che si veda poco.

Incredibilmente tra la fine delle prove e lo spettacolo c’è un piccolo tempo morto e così ognuno si accascia dove può, qualcuno nelle brande degli scout, qualcuno nelle cuccette del camper, io nella dinette del camper dopo aver fatto merenda al bar qui vicino con un tè e un gelato (lo so anch’io che erano meglio i biscotti, ma se non c’erano, non c’erano)

Lo spettacolo inizia alle 9 e mezza, ma alle 9 e venticinque non c’è ancora nessuno, poi arrivano tutti insieme e la sala si riempie. C’è il problema dell’intervallo, perché fuori fa freddo (… dentro per fortuna no), ma gli spettatori devono uscire per permettere il cambio di scena. Possono andare al bar, il problema è che non tornano più. Va Salvatore a dire di rientrare, ma non succede nulla, va Fabio e qualcuno si avvia, ma piano e continuando a discutere, a gruppi,  di psichiatria, di legge Basaglia. Ma noi intanto siamo in piedi in mezzo alla scena con i nostri personaggi addosso… prego facciamo presto.

Alla fine dello spettacolo il pubblico sembra un po’ tramortito, gli applausi non è che proprio si sprechino. Ma i commenti sono positivi, arrivano anche pareri autorevoli, interessanti, ben circostanziati. Sì, sì, belle parole, intanto appena messa a dormire la Dina (è il mio personaggio… quante volte ve lo devo ripetere) che,come dicevo, mi sta addosso da questa mattina ed è ora che mi lasci un po’ in pace (ciao Dina, ci vediamo ad Aversa), tocca rendersi utili nello smontaggio, per quanto ce lo permettono le articolazioni. Il mio pezzo forte è la piegatura teli neri in coppia con Laura o Raffa. L’arrotolamento cavi non lo faccio più, perché l’ultima volta ho dovuto prendere un pastiglione per il dolore alla spalla. Le articolazioni non sono più quelle di una volta e del resto non erano un granché neanche una volta. All’ora che normalmente uno si sveglia dopo la prima fase del sonno, si gira e se gli va bene si riaddormenta, noi mangiamo la pasta nella cucina del gruppo scout.

Passiamo qui la notte e domani si rientra alla base.

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