#EtreGoesTo: IETMAmsterdam

#EtreGoesTo: IETMAmsterdam

IETMAsterdam Stadsho“Sono passati tre anni da IETMDublin e dal suo tema “Trust”, “fiducia”: non solo la sensazione attorno agli artisti e’ che le cose non siano cambiate, ma anzi i recenti accadimenti internazionali (ultimo dei quali ha coinvolto proprio Bruxelles, la citta’ dove lo stesso network IETM ha sede) hanno reso ancora piu’ difficile collaborare e mantenere aperta la comunicazione fra diversi Paesi. Ma la cultura, ora piu’ che mai, puo’ e deve essere la via alternativa da percorrere.”

Queste le parole di Nan van Houte, Segretario Generale di IETM, in apertura di IETMAmsterdam: il meeting e’ dedicato al rapporto fra spettacolo dal vivo e nuovi media, ma e’ ormai da qualche anno che IETM e’ diventato per tutti noi un momento in cui far fronte comune e mantenere l’unita’ di un sistema Europa/mondo che tutti percepiamo come a rischio.
A latere delle sessioni sui media, sono continuative da IETMBergamo quelle dedicate a “Fortress Europe” e al tema dell’immigrazione (si puo’ anche entrare in un gruppo LinkedIn dedicato), ma grande attesa si percepiva anche per l’imminente referendum inglese che decidera’ della permanenza del Regno Unito nella Comunita’ Europea.

Nella bellissima cornice dello Stadsschouwburg abbiamo anche affrontato l’interessante tema delle nuove generazioni di pubblico e di come la presenza delle nuove tecnologie sia percepita dagli spettatori, in particolare nelle due sessioni Generation2Generation prima e seconda parte.

Schermata 2016-04-29 alle 17.12.28Esiste una parola giapponese specifica per indicare una “generazione che sa fare due cose contemporaneamente”, genericamente utilizzata per quella che in sociologia viene definita “generation z”, cioe’ quella degli spettatori fra i 20 e i 25 anni.

I giovani della generazione z vengono definiti come:

  • abituati alla cooperazione e al multitasking;
  • perennemente connessi;
  • aperti la diversita’, ma contemporaneamente desiderosi di essere unici;
  • economicamente intelligenti a causa della crisi (sanno come trovare soldi e come spenderli);
  • visually oriented;
  • orizzontali nel lavoro e nella gestione della loro vita (questo aspetto si connette col crowfunding, sono consapevoli di dover creare comunita’ attorno a un progetto e sono naturalmente facilitati nel farlo);
  • propensi a viaggiare e concepire il mondo senza barriere ne’ geografiche ne’ web, si spostano facilmente in altri Paesi.

Dal punto di vista del confronto fra le generazioni di operatori, e’ stato particolarmente interessante il dibattito emerso fra la “generazione y”, fra i 30 – 40 anni, e la “generazione z”.
La “generazione y” ha vissuto la difficolta’ di farsi spazio in un sistema che vedeva come molto pesante la presenza delle professionalita’ anziane ed esperte, che forzavano ad un lungo periodo di gavetta e affiancamento, spesso non pagato. La reazione e’ stata quella di dare il massimo della liberta’ e del supporto alla “generazione z”, creando pero’ un significativo gap: sebbene questa generazione sia estremamente intraprendente e scalpiti per avere spazi d’azione, vive come una responsabilita’ troppo grande la liberta’ che le viene lasciata, con frequenti “burn out” dovuti anche al clima di incertezza in cui si trova ad operare.

Schermata 2016-04-29 alle 17.12.53Dal punto di vista del rapporto fra spettatore e nuove tecnologie in scena, la linea di distinzione fra i generi si va velocemente assottigliando: la narrazione si muove fra palcoscenico, web series, social network in un unico processo che dal pubblico e’ percepito come unitario.
La partecipazione ad uno spettacolo inizia dalla condivisione online dei suoi contenuti promozionali, quindi anche questa parte assume una valenza cui prestare attenzione ed anche un valore economico per chi ci finanzia: gli spettatori raggiunti non sono piu’ solo quelli presenti in sala, ma tutti quelli coinvolti nel percorso di comunicazione.

L’ “user” si trasforma nel personaggio principale: anche se sembra fuori dalla narrazione, in quanto spettatore, in realta’ e’ parte di essa percha’ narra la sua storia contemporaneamente a quella narrata sul palco condividendo foto, contenuti, posizioni. La discussione successiva che i social possono ospitare, in cui il pubblico manifesta le sue opinioni sullo spettacolo, rende l’esperienza artistica unica per ciascuno di loro: questa dinamica fra lo spettatore e il suo ruolo di “user” ha infinite interazioni possibili, come far ricevere un sms al pubblico a fine spettacolo da parte di uno dei personaggi.

La tecnologia in scena e’ percepita dal pubblico come “magia”, allo stesso modo dei trucchi scenotecnici di una volta: gli errori tecnologici donano al pubblico la percezione che tutto accada live, tanto che alcuni momenti di “off” vengono volutamente programmati per far capire agli spettatori il “trucco” e far doppiamente apprezzare il processo che avviene davanti ai loro occhi.

La complessita’ del sentire e’ il bello del teatro e la tecnologia amplifica questo aspetto: Medea ama i suoi figli ma li vuole uccidere, tu sei seduto sull’autobus ma sei contemporaneamente connesso con un’altra realta’ tramite uno smartphone. E’ una duplicita’ che in fondo vogliamo sia dalla vita, sia dallo spettacolo.

Schermata 2016-04-29 alle 17.12.12A latere delle sessioni, fra i vari incontri c’e’ stato quello con  Lian Bell, che sara’ anche nostra ospite a breve in Italia: se non sapete chi sia, provate a cercare su Twitter #wakingthefeminist e fatevi un’idea di questa dirompente campagna…!

Molto interessanti anche gli spettacoli del programma artistico.
In tema nuove tecnologie, un caso a se’ e’ stato l’apprezzatissimo “Horror” di Jakop Ahlbom, un tentativo di riprodurre i meccanismi del film di terrore sulla scena teatrale. C’e’ una buona dose di tecnologia (non sempre digitale ma anche old style) che riesce perfettamente a ricreare le atmosfere da brivido del cinema, a cui si affianca pera’ anche l’autoironia per un genere che, riportato in un contesto realistico, in tanti suoi cliche’ e’ davvero impossibile da prendere sul serio (imperdibili le contorsioni della bambina stile “The Ring” che assumono una comicita’ senza freni).
Dedicato invece alla diversita’, delicatissimo e toccante “Schijn” di Fahd Larhzaoui, prodotto da Likeminds: la storia di un marocchino cresciuto nei Paesi Bassi che apparentemente sembra concentrarsi sulla difficoltà del vivere a cavallo di due culture differenti, ma nel dipanarsi dello spettacolo, in un processo di smascheramento progressivo delle verita’ raccontate inizialmente dall’attore/autore, arrivera’ invece a parlare della diversita’ di genere.

All’interno del programma, abbiamo avuto anche modo di presentare il “Desk per l’internazionalizzazione dello spettacolo dal vivo” che sta realizzando il tavolo internazionale di C.Re.S.Co.: all’interno di IETM, si sta infatti creando un gruppo informale fra le realta’ di secondo livello che si occupano dell’accompagnamento al settore delle performing arts contemporanee.

Ne parleremo piu’ diffusamente il 14 maggio 2016, durante Luoghi Comuni Festival: ospiteremo infatti la prima presentazione italiana del desk e l’appuntamento di IETM On The Road, in cui il Segretariato IETM e il Ministero incontreranno i partecipanti di IETMBergamo e discuteranno con loro delle future strategie per il rapporto Italia/estero.

Schermata 2016-04-29 alle 17.13.18Prossimi appuntamenti di IETM:

Per approfondire:

 

Ps: ovviamente abbiamo fatto tappa al mercato dei fiori per un po’ di tulipani!