Teatro In-Stabile

admin marzo 30th, 2010

Residenza Teatro In-Stabile – Compagnia Estia

La Residenza Teatro In-Stabile del Carcere di Bollate si pone come naturale evoluzione e momento di consolidamento dell’esperienza artistico–produttiva che la cooperativa Estia ha condotto con la compagnia mista (attori detenuti e liberi) negli ultimi 5 anni all’interno dell’istituto di reclusione e che da 2 anni ha saputo interagire col territorio in modo via via più significativo.

Il Teatro In-Stabile è un progetto culturale volto al consolidamento di un polo teatrale di produzione e di programmazione culturale articolata, interna e in relazione con il territorio, in una dimensione pluriennale orientata allo sviluppo di un’autonomia gestionale. L’obiettivo che la creazione di una realtà stabile all’interno del carcere si propone è quello di connettere bisogni, stimoli, idee, proposte culturali fra il “dentro e il fuori” valorizzando il significato dell’arte nei processi di integrazione socio-culturale e lavorativa della popolazione detenuta e del territorio. Il progetto riconosce nella progettazi- one in rete una caratteristica peculiare.

Un teatro che, partendo dal luogo “chiuso” per eccellenza, sappia diventare sempre di più “aperto” al fuori, dunque capace di interagire con le realtà territoriali più prossime al carcere e non solo, portando il pubblico all’interno della nuova sala teatrale del carcere per assistere ai propri spettacoli, ma anche veicolando attraverso questi spettacoli la propria esperienza in giro per la regione e per tutta Italia.



Contatti

post: e.s.t.i.a.

II Casa di Reclusione di Milano-Bollate (MI)

web: www.cooperativaestia.org

email:info@cooperativaestia.org – contatti@cooperativaestia.org

tel:+39 0223168216 +39 3315672144



Lo spettacolo: “Il Rovescio e il Diritto”

Lo spettacolo prosegue il personale percorso di ricerca poetica finalizzato alla costruzione di un linguaggio scenico che si avvale di forme non codificate fra danza e teatro. “Per Teatro In-Stabile la scelta di un’opera arriva naturalmente, dopo un tempo apparente di navigazione e deriva fra i marosi dei “dentro” personali e gli tzunami del “fuori” di realtà. Si procede così avvicinandosi ad un tema sentito che ci permette di intendere che c’è qualcosa che “ci lavora” tutti… qualcosa che, poco importa se dentro o fuori, ci appartiene in quanto esseri.

Quest’ultimo periodo di navigazione ha riportato il gruppo al senso di una deriva ancor più profondo ed essenziale di quanto incontrato in altri tragitti, conducendoci a percepire il nostro essere sconosciuti a noi stessi. Lo sguardo si è posato su questo nostro rincorrere le vite che ci appartengono come fossero “fuori di noi”, quasi potessimo comprarci in un nuovo fiammante modello alla moda di un identità che ci piace, per sfuggire così a quel contatto più serio e confinato del nostro personale disegno composto a sua volta dei tanti disegni abbozzati, incompiuti, stilizzati o barocchi che narrano a noi stessi i nostri umani destini.”

I disegni della nostra storia personale sono spesso abbandonati all’usura del tempo, senza un conforto del nostro sguardo, senza un ritocco, un’aggiunta di un tratto e così lasciati fino all’attimo prima… prima che arrivi quella mano di bianco sulla nostra tela che € la morte. Come allude Camus ne Il rovescio e il diritto, sarà necessario arrivare ad aprire lo sguardo in quell’ultimo attimo, in quel tardi per sempre, per riscoprire il disegno di noi per sua natura incompiuto e troppo spesso così poco conosciuto ai più. E’ questa semplicemente la misura del nostro poter vivere, la nostra vita stessa…

Scheda presentazione_IL ROVESCIO E IL DIRITTO

Scheda tecnica_IL ROVESCIO E IL DIRITTO



Lo spettacolo: “Non più”

Performance interattiva in improvvisazione non troppo strutturata per l’intelligenza del pubblico sveglio a completare il senso.

NON PIU’: non più saluto con nostalgia ciò che pensavo avremmo continuato ad essere, almeno un poco, il patetico umano, forse troppo, del mio breve passato, smarrito, velocemente, in un troppo scorrevole presente che non mi rende presente ed al quale mi ero tanto affezionata. Oggi immersa nel realismo dell’anno in corso:” Non Sopporto più…. noi piccoli presuntosi teneri esseri e, per dirla a noi stessi medesimi propri, non sopporto più il teatro come forma codificata, né la ripetizione identica e infinita delle parti, dei ruoli e dei giochi, e vogliamo ancora parlare dei poteri tristi?! della volgarità ridente, della vergogna che si nasconde dietro un sorriso rifatto da impianti gengivali! Ah!.. la complessità d’esser donna, e la sua mancanza di riconoscimento dalle donne stesse, imitazioni maschili infelici, e l’assenza dei padri.

E nemmeno sopporto più questo costante continuo inutile rumore di parole che s’illude fragorosamente di sostituirsi alla concretezza delle cose fatte. Non ne posso più di predicare ai pesci, di vivere nel passato prossimo, di essere egoista, di dover scegliere quali figli portare con me nel “mondo nuovo” e dove mettere mia madre… e passare la vita ad aspettare uno che ti da un appuntamento senza dirti il giorno. Qui c’è un muro di spade, una fossa, una manovra diabolica che ci tiene nel guscio, un buco troppo vuoto.

C’è ancora un posto in cui cadere sempre? fra corpi? Dall’esperienza del laboratorio teatrale annuale aperto 2010 di Teatro In-Stabile alla popolazione detenuta ed esterna, nasce questo sfogo semiserio di serie questioni di ogni giorno, agite nel rischio vivente di un gruppo in improvvisazione non troppo strutturata, sessioni di prova aperta, che chiedono a te che siedi e guardi di esser vivo e donare senso… cercando di lasciare andare l’insopportabile inutile noto e purtroppo mai notato…

Scheda presentazione_NON PIU’

Scheda tecnica_NON PIU’



In repertorio: Psycopathia sinpathica, Non sopporto più